VenetoCongiuntura I trimestre 2026: produzione positiva, ordini esteri in aumento. Pesa l’incognita inflazione

In un contesto economico internazionale fragile segnato da continui shock, tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dinamiche commerciali più restrittive, aumento dei costi energetici e logistici e rallentamento del commercio mondiale, nel primo trimestre 2026 l’andamento della produzione manifatturiera regionale si attesta su valori positivi e registra un +3,4% su base tendenziale, con una crescita che interessa tutti i comparti manifatturieri.

La capacità produttiva misurata attraverso il grado di utilizzo degli impianti si attesta sul 70%, evidenziando un comportamento precauzionale delle imprese, che concentrano la produzione in cicli intermittenti e accumulano scorte nei magazzini per evitare interruzioni nell’approvvigionamento di componenti critici e materie prime.

Anche l’andamento della domanda è positivo con ordinativi in crescita sia sul mercato interno (+2,2%) sia su quello estero (+3,1%), evidenziando la capacità della manifattura regionale di mantenere una buona competitività internazionale.

Le attese degli imprenditori per il periodo aprile-giugno sono prudenti ed evidenziano una fase di crescita ancora fragile e fortemente condizionata dall’incertezza del contesto economico internazionale, che potrebbe emergere con maggiore intensità nei prossimi mesi incidendo progressivamente sui costi energetici e delle materie prime, sulle dinamiche delle catene di approvvigionamento e, più in generale, sul livello di fiducia.

Sono i risultati principali di VenetoCongiuntura, l’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera realizzata da Unioncamere del Veneto su un campione di circa 2.200 imprese con almeno 10 addetti, cui fa riferimento un’occupazione complessiva di oltre 95.000 addetti.

“I dati che presentiamo oggi sull’andamento del sistema produttivo regionale – una lettura affidabile, aggiornata e puntuale perché basata su un campione ampio, rappresentativo e articolato di imprese – vogliono essere un contributo concreto utile a tutti gli attori del territorio” commenta il Segretario Generale di Unioncamere del Veneto Valentina Montesarchio. “In un quadro internazionale che mostra segnali di rallentamento e crescente incertezza, il sistema produttivo veneto si confronta con dinamiche contrastanti: da un lato permangono elementi di tenuta, sostenuti dalla capacità di adattamento delle imprese, dall’innovazione e dalla forte apertura ai mercati internazionali; dall’altro emergono segnali di maggiore cautela, legati all’incertezza del contesto e all’indebolimento delle prospettive di crescita. Diventa quindi ancora più importante disporre di strumenti di analisi tempestivi e affidabili, in grado di cogliere non solo le criticità, ma anche le opportunità che possono emergere in una fase così complessa e per sostenere decisioni efficaci”.

I dati del primo trimestre 2026 confermano la resilienza del sistema imprenditoriale di Venezia e Rovigo” sottolinea Emanuela Fattorel, Segretario Generale della Camera di Commercio di Venezia Rovigo. “Nonostante le complesse sfide globali, la nostra produzione manifatturiera sta registrando un rimbalzo positivo rispetto agli andamenti negativi del I trimestre 2025, agganciando l’espansione nazionale.

Anche sul fronte del mercato del lavoro si registrano saldi positivi tra assunzioni e cessazioni e le presenze turistiche continuano a crescere. Tuttavia, come Istituzione vicina agli imprenditori, non chiudiamo gli occhi di fronte alle criticità. Il nostro tessuto imprenditoriale sta vivendo una fase di profonda trasformazione: a fronte di un consolidamento delle società di capitali e delle imprese più grandi, registriamo una contrazione delle microimprese e delle realtà artigiane, che sono da sempre il cuore pulsante dei nostri territori. Inoltre, il panorama internazionale impone grande prudenza. Il 2025 si è chiuso con un calo del nostro export locale e ora le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno aumentando i costi operativi ed energetici. Le imprese manifatturiere guardano ai prossimi mesi con un saldo previsionale ancora ottimistico, ma come Camera di Commercio sappiamo che non basta. Il nostro massimo impegno sarà rivolto ad affiancare soprattutto le micro e piccole imprese, fornendo loro formazione e consulenza necessari per rafforzare l’innovazione e la presenza sui mercati esteri, che si confermano una valvola di sfogo essenziale per i nostri prodotti di eccellenza”.

Il contesto internazionale e nazionale

L’economia mondiale continua a fronteggiare shock esogeni uno di seguito all’altro. Dopo un 2025 dominato dalla questione dei dazi USA, in questo primo scorcio d’anno si è aperta l’inedita crisi dello Stretto di Hormuz, nel quale transitano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio (il 20% del consumo petrolifero mondiale e oltre un quarto del greggio commerciato via mare). Il razionamento dell’offerta ha spinto le quotazioni del petrolio sopra i 100 dollari al barile, con un aumento del +60% rispetto ai livelli pre-crisi (circa 65 dollari), fino ad arrivare a una quotazione media del Brent a 120,4 dollari ad aprile. L’evoluzione del conflitto ha ulteriormente evidenziato la centralità strategica dello stretto, uno snodo produttivo e di transito commerciale difficilmente sostituibile nel breve periodo per un’ampia gamma di merci non energetiche tra cui spiccano i gas rari industriali, i metalli primari e i fertilizzanti chimici.

Nel World Economic Outlook, il FMI ha rivisto al ribasso la crescita globale al +3,1% nel 2026.

Sia il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che la Banca Centrale Europea (BCE) sono concordi nell’affermare che le prospettive economiche sono molto condizionate da quella che sarà la durata di questa nuova crisi in Medio Oriente, nonché dall’intensità ed estensione del processo inflazionistico derivante dal rincaro degli energetici e delle altre materie prime.

In questo contesto globale fortemente instabile, le stime di Prometeia confermano per l’Italia un quadro di crescita molto debole, pari a circa +0,4% nel 2026, con consumi e investimenti in rallentamento. Per il Veneto le ultime stime per l’anno in corso delineano un quadro aggiornato che conferma una crescita del PIL vicino al +0,4% per il 2026, seguita da un lieve aumento al +0,6% nel 2027, con livelli analoghi nel biennio successivo. La revisione rafforza l’idea di una dinamica lievemente positiva ma di per sé lenta.

La manifattura veneta

La congiuntura veneta del primo trimestre 2026 evidenzia variazioni complessivamente positive, poiché i principali indicatori congiunturali non risultano ancora influenzati dalle tensioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente, esploso a fine febbraio.

Tra gennaio e marzo la produzione industriale destagionalizzata registra una lieve crescita congiunturale del +0,9%, mentre su base tendenziale l’aumento si attesta a +3,4%. La distribuzione delle risposte segue il clima moderatamente favorevole: il 49% delle aziende segnala un aumento della produzione rispetto allo scorso anno, il 15% una situazione di stabilità e il 36% una diminuzione.

L’analisi per settori evidenzia una crescita che interessa tutti i comparti manifatturieri, ad eccezione del settore legno e mobile che registra una lieve flessione del -0,3%.

Crescono in misura significativa i settori alimentare, bevande e tabacco e marmo, vetro e ceramica, entrambi con un incremento del +5,3%. Risultano inoltre particolarmente dinamici i comparti delle macchine e apparecchi meccanici (+4,3%), delle macchine elettriche ed elettroniche (+4,1%) e dei mezzi di trasporto (+4,0%).

Il grado di utilizzo degli impianti si attesta oltre il 70%. Le performance migliori si registrano nei settori mezzi di trasporto, con una percentuale intorno all’81%, e metalli e prodotti in metallo con un 73%; al contrario, il comparto delle macchine ed apparecchi meccanici mostra un utilizzo fermo al 65%.

Positivo appare anche l’andamento della domanda. Gli ordinativi crescono sia sul mercato interno (+2,2%) sia su quello estero (+3,1%). In particolare, sul fronte estero spiccano le performance del tessile e abbigliamento (+9%), della gomma e plastica (+8,8%) e dei mezzi di trasporto (+6,2%).

Positivo anche il fatturato, che registra un aumento del +2,8%.

Le attese sulla produzione se confrontate con quelle di inizio 2025 peggiorano: il 44% prevede un aumento, in diminuzione rispetto al 47% dell’anno precedente, mentre salgono al 19% le previsioni di diminuzione.

Per gli ordini interni e per gli ordini esteri prevale un atteggiamento prudente, con un equilibrio fra i giudizi di aumento e quelli di stazionarietà, con quote che per entrambe le opzioni si attestano attorno al 40%.

Sul fronte del fatturato, aumenta a 47% la quota delle aziende si aspetta un aumento nei prossimi mesi, contro il 20% che prevede una diminuzione e il 34% che immagina una situazione invariata.

L’andamento della manifattura nel territorio di Venezia e di Rovigo

Nella città metropolitana di Venezia, per il I trimestre 2026, le imprese manifatturiere (campione di 236 imprese, cui fanno riferimento 7471 addetti) evidenziano andamenti in linea con la media regionale per quanto riguarda le variazioni congiunturali destagionalizzate e migliori per quanto riguarda le variazioni tendenziali. La produzione industriale registra infatti una crescita dello 0,6% destagionalizzato rispetto al trimestre precedente e un rimbalzo del 5% rispetto al I trimestre 2025, periodo in cui si era rilevato un rallentamento dell’attività industriale. Il grado di utilizzo degli impianti scende leggermente attestandosi al 69% (era al 70% nel trimestre precedente). Il fatturato segna una crescita annua più contenuta (+2,9%). Sul fronte degli ordinativi continua il recupero sia della domanda estera (+3,9%) che di quella interna (+3,7%), probabilmente condizionate dall’anticipo di ordini a scopo precauzionale.

Le aspettative riguardo ai prossimi 3 mesi sono migliori rispetto alla media regionale, ma più caute rispetto al I trimestre 2025: il 48% degli imprenditori prevede un aumento della produzione e il 39% è per la stazionarietà, con un saldo positivo di 35 punti percentuali tra ottimisti e pessimisti. Migliori le prospettive per il fatturato che sono di incremento per il 52% degli imprenditori con un saldo di 37 p.p.;  leggermente peggiori quelle per gli ordini esteri (saldo di 34 p.p.) e soprattutto per quelli interni (saldo di 31 p.p.).

Per le imprese manifatturiere della provincia di Rovigo la numerosità ridotta del campione (73 imprese cui fanno riferimento 2584 addetti) tende ad amplificare i risultati, che evidenziano andamenti comunque migliori rispetto alla media regionale. La produzione segna un incremento congiunturale destagionalizzato dell’1,1% e tendenziale del 5,6%, con il grado di utilizzo degli impianti che si attesta al 73%. Dinamica vivace anche per il fatturato che registra una crescita tendenziale del 4%. Per quanto riguarda gli ordinativi si evidenziano andamenti positivi, con tendenze inverse rispetto alla media regionale: per le imprese Rodigine è il mercato interno a recuperare di più (+5%), mentre il mercato estero si attesa a +2,4%. Le prospettive future degli imprenditori rodigini sono migliori rispetto alla media regionale con una percentuale di previsioni di aumento superiori al 50% per tutti gli indicatori.

Focus internazionalizzazione

Il focus sull’internazionalizzazione presentato da Sebastiano Cattaruzzo, ricercatore dell’Università Ca’ Foscari Venezia, ha analizzato le trasformazioni recenti dell’export veneto in un contesto segnato da crescente volatilità, shock geopolitici, vincoli logistici e requisiti regolativi sempre più stringenti.

“Il punto centrale è che esportare oggi non significa più soltanto vendere all’estero, ma governare mercati eterogenei, standard complessi e rischi operativi” – ha sottolineato Cataruzzo – “e in questa prospettiva, la funzione export diventa una leva strategica che richiede capacità organizzative, tecnologiche e manageriali integrate”.

L’intervento propone uno strumento per misurare non solo l’ampiezza del portafoglio export, ma anche la qualità e la complessità dei mercati serviti. Accanto a questo, introduce il concetto di “prossimità”, utile per comprendere quanto due mercati richiedano competenze simili e per costruire percorsi di internazionalizzazione più graduali. L’obiettivo è aiutare le imprese a distinguere tra semplice espansione geografica e reale upgrading competitivo. La diversificazione dei mercati viene interpretata come fattore di resilienza, soprattutto quando è coerente con le capacità tecnologiche e organizzative dell’impresa. Il messaggio manageriale è che l’internazionalizzazione scalabile richiede pianificazione, investimenti mirati e disciplina nell’esecuzione.

In sintesi, l’export diventa un processo di capability building, in cui la scelta dei mercati deve essere allineata alla capacità dell’impresa di apprendere, adattarsi e competere.

Focus turismo “2026, l’estate che viene”

L’estate del turismo in Italia sarà condizionata da diversi fattori: l’incertezza geopolitica che ad oggi sembra aver disegnato nuove rotte, ma che non ha fermato i flussi internazionali; il contesto economico e le preoccupazioni legate alla crescita dell’inflazione che sta colpendo in diverse aree nel mondo; l’aumento dei costi del trasporto aereo e l’allarme jet fuel che fino ad oggi ha creato più allarmismo che serie ricadute sulla domanda di trasporto aereo; le rinnovate tensioni intorno ai rischi igienico-sanitari connessi alle crociere. Questi elementi incidono sulla percezione del viaggiatore e richiamano a un bisogno di sicurezza, tanto che mete lontane, a rischio o costose vengono accantonate, mentre l’Italia e le capitali europee diventano le destinazioni privilegiate. Prenotazioni last minute e prossimità avranno la meglio questa estate, e questo per il Veneto significa non solo Italia, ma buona parte del mercato di lingua tedesca.

“L’Osservatorio del Turismo Regionale Federato, promosso da Regione del Veneto e Unioncamere del Veneto e oggi articolato in una rete di 47 partner territoriali, rappresenta uno degli strumenti strategici attraverso cui il Veneto sta sviluppando una vera cultura del dato applicata al turismo, superando una lettura limitata ai soli indicatori tradizionali di arrivi e presenze” ricorda il Segretario Generale di Uniocamere del Veneto Valentina Montesarchio in rappresentanza dell’Osservatorio del Turismo Regionale Federato. “Attraverso una piattaforma dinamica e interoperabile, l’OTRF mette infatti a disposizione di destinazioni e imprese un insieme articolato di dataset e indicatori che comprendono reputazione e sentiment online, spesa turistica, tassi di occupazione in tempo reale e previsionali, canali di vendita, customer journey e analisi dei mercati” .

Sul fronte del turismo internazionale, secondo le principali associazioni del settore, non si registra un calo significativo delle prenotazioni provenienti dall’estero, in particolare dai mercati extraeuropei, a conferma che la propensione al viaggio e la visione del futuro non siano improntate al pessimismo. La situazione internazionale potrà invece avere ricadute pesanti sul turismo outgoing dall’Italia. La guerra nel Golfo ha riportato il fattore paura al centro delle scelte dei viaggiatori: mete lontane, a rischio o costose vengono accantonate. Che l’Italia sia al centro delle richieste degli italiani è confermato dall’indagine previsionale realizzata dall’Istituto Piepoli, secondo la quale il 70% degli intervistati ha intenzione di concedersi un viaggio nei prossimi quattro mesi.  L’85% degli italiani pensa a vacanze in Italia e in Europa. Tra questi nel 56% dei casi lo farà all’interno dei confini italiani, seguono l’Europa (29%) e i Paesi extra Ue (9%). Questo desiderio deve fare i conti con un clima di tensione e forte incertezza globale che sta influenzando profondamente le scelte dei viaggiatori. Oltre la metà degli italiani (54%) ha cambiato idea o è incerto sul da farsi a causa del complesso e instabile scenario mondiale. Il 23% in particolare, si è orientato verso mete considerate più sicure e il 21% ha scelto di restare nei confini nazionali rinunciando all’estero. Quindi la domanda italiana ed europea, che rappresenta il mercato interno del Veneto, sembra confermarsi nella fedeltà alla ricerca di rassicurazione e prediligendo la prossimità e magari i mezzi propri (che vogliono dire anche velocità nel rientrare casa).