VenetoCongiuntura II trimestre: manifattura in tenuta pur in un contesto internazionale denso di incognite. Santocono, Unioncamere del Veneto e CCIAA Padova: «Manca la crescita vera»

Tra aprile e giugno, la variazione congiunturale destagionalizzata della produzione industriale in Veneto ha registrato una crescita del +1,2%. La crescita si attesta sul +3,3% su base tendenziale, ma con forti disomogeneità tra le diverse filiere, in cui trainano i comparti ad alta intensità tecnologica mentre i settori tradizionali e ad alto valore aggiunto per la nostra regione sono stazionari. Il grado di utilizzo degli impianti si attesta circa a 72%, in recupero rispetto al primo trimestre dell’anno.

Gli ordinativi evidenziano una crescita sia sul mercato estero (+3,0%) sia su quello interno (+2,4%). Anche il fatturato è in aumento, registrando una crescita del +2,7% su base annua.

Le attese degli imprenditori per il periodo estivo, tra luglio e settembre, rimangono in linea con quelle del secondo trimestre 2025 riflettendo una sostanziale stabilità del clima di fiducia nel breve periodo.

Sono i risultati principali di VenetoCongiuntura, l’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera realizzata da Unioncamere del Veneto su un campione di circa 2.200 imprese con almeno 10 addetti, cui fa riferimento un’occupazione complessiva di oltre 99.000 addetti.

“Si tratta di un quadro di tenuta e buona capacità di adattamento al complesso scenario internazionale, segnato da continui conflitti politici, commerciali e militari – commenta il Presidente di Unioncamere del Veneto e della Camera di Commercio di Padova Antonio Santocono. “Ci sono alcuni indicatori positivi, come gli investimenti delle imprese in macchinari e tecnologie che continuano a crescere e l’automotive che è in forte ripresa grazie alla crescita delle immatricolazioni, in particolare di veicoli elettrici e ibridi. Quindi il bilancio di metà anno fa emergere l’immagine di un’industria veneta e padovana resiliente, che tuttavia anche nel prossimo futuro si troverà a dover affrontare cambiamenti e riassetti degli equilibri internazionali. La tenuta è un bene perché le nostre imprese, di fronte a lle difficoltà, riescono a essere resilienti, ma mancano la crescita solida e quel passo di slancio duraturo”.

E continua: “Come sistema economico e camerale è nostro compito supportare le imprese durante questa fase cruciale di trasformazione. Se fino al 2027 l’economia beneficerà dell’effetto trainante delle risorse del PNRR e di Transizione 4.0/5.0, dal 2028, con il ridimensionamento della spesa pubblica straordinaria, la tenuta e la competitività del sistema dipenderanno esclusivamente dalla nostra capacità di incrementare la produttività, fare riforme e agganciare la transizione tecnologica dell’IA.

Dobbiamo quindi  accompagnare le imprese nell’adozione delle nuove tecnologie digitali per diventare protagonisti dei processi di innovazione, favorire la riqualificazione del capitale umano per contrastare il declino demografico e l’invecchiamento della forza lavoro, semplificare gli iter amministrativi per agevolare gli investimenti privati e l’internazionalizzazione verso nuovi mercati. E per farlo è indispensabile uno sforzo di sistema, un coordinamento strategico e un impegno condiviso tra imprese e istituzioni”.

Il quadro internazionale e nazionale

L’economia mondiale continua a crescere a un ritmo moderato ma resiliente, con il PIL mondiale in crescita del 3,0% nel 2026 e del 3,4% nel 2027 secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Lo scenario internazionale è influenzato da due fattori principali: il graduale allentamento delle tensioni commerciali, che ha ridotto l’impatto dei dazi statunitensi, e il forte sviluppo degli investimenti nell’Intelligenza Artificiale, che sostiene la crescita soprattutto negli Stati Uniti e nei Paesi asiatici produttori di tecnologie. Sul fronte energetico, le tensioni legate allo Stretto di Hormuz hanno determinato un temporaneo aumento dei prezzi di petrolio e gas, ma il successivo rientro delle quotazioni limita gli effetti sull’inflazione, che resta comunque elevata. L’Area euro continua invece a mostrare una crescita contenuta (+0,6% nel 2026), con forti differenze tra i Paesi: la Spagna resta l’economia più dinamica, mentre Germania e Francia registrano una ripresa ancora debole.

  • L’economia italiana prosegue su un sentiero di crescita moderata sostenuta dagli investimenti pubblici legati al PNRR e a Trnsizione 4.0/5.0. I consumi delle famiglie rimangono prudenti, frenati dal recupero ancora incompleto del potere d’acquisto, mentre l’export continua a crescere (+1,8%), pur rallentando a causa delle tensioni geopolitiche e commerciali.
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La congiuntura industriale in Veneto e a Padova

  • L’indagine VenetoCongiuntura sul secondo trimestre 2026 traccia un quadro di tenuta per il nostro sistema manifatturiero, che dimostra capacità di reazione pur muovendosi in un contesto internazionale denso di incognite.
  • La produzione industriale in Veneto è in crescita del +1,2% su base congiunturale e del +3,3% su base annua, ma con una dinamica  fortemente disomogenea tra le diverse filiere. A fare da traino sono i comparti ad alta intensità tecnologica, come le macchine elettriche ed elettroniche (+6,3%), la gomma-plastica (+5,7%) e i mezzi di trasporto (+5,3%). Seguono, con variazioni sopra la media regionale il legno e mobile (+4%), l’alimentare e bevande (+3,4%) e i metalli e prodotti in metallo (+3,3%).
  • Di contro, settori tradizionali e ad alto valore aggiunto per la nostra regione, come il tessile-abbigliamento (+0,3%) e il comparto marmo, vetro e ceramica (0,0%), attraversano una fase di sostanziale stasi.
  • L’utilizzo medio degli impianti industriali si attesta al 72%, con un recupero di oltre un punto percentuale rispetto al trimestre precedente, mantenendo comunque margini di capacità inutilizzata che invitano alla prudenza.
  • Fatturato (+2,7%) e ordini complessivi tengono sia sul mercato interno (+2,4%) sia su quello estero (+3,0%).  In particolare, sul fronte estero si distinguono le performance del comparto tessile e abbigliamento (+9,0%), della gomma e plastica (+8,8%) e dei mezzi di trasporto (+6,2%).
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  • Le aspettative degli imprenditori per la seconda metà dell’anno riflettono la prosecuzione di questa fase di assestamento e una sostanziale stabilità del clima di fiducia nel breve periodo: oltre il 38% delle imprese prevede un incremento del fatturato, ma la propensione a nuovi investimenti rimane condizionata dalla volatilità dei mercati e dai costi produttivi.
  • Rispetto allo stesso periodo del 2025, le aspettative sulla produzione mostrano un lieve miglioramento: il 36,5% degli imprenditori prevede un aumento, rispetto al 34,4% registrato l’anno precedente.
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  • Anche le previsioni sugli ordini interni evidenziano un rafforzamento dell’ottimismo: la quota di imprenditori che si attende un incremento sale al 34,7%, contro il 31,9% del 2025. Rimane invece sostanzialmente stabile la quota di ottimisti riguardo agli ordini esteri, pari al 33,5%.
  • Sul fronte del fatturato, cresce al 38,7% la percentuale di imprenditori che si aspetta un aumento nei prossimi mesi, rispetto al 35,8% rilevato nello stesso periodo dell’anno precedente.
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  • Per la provincia di Padova la produzione industriale è cresciuta dell’1,1%, spinta dalla tenuta degli ordini interni e dallo slancio di quelli esteri. Complessivamente, il fatturato è cresciuto del 2,1% rispetto all’anno precedente.
  • Guardando la componente internazionale, l’incremento, sempre trimestrale, è stato del 5%, sostenuto dall’importante aumento dalla domanda emersa tra gennaio e marzo, l’8,2% in più di quanto osservato tra novembre e dicembre. Questa dinamica ha permesso di recuperare la contrazione del fatturato estero dei primi tre mesi (-5,1%), allineandolo ai valori del secondo trimestre dell’anno scorso (+0,2%).
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  • A causare questo andamento scostante è soprattutto il complesso scenario internazionale, segnato da continui conflitti politici, commerciali e militari. Da un lato, infatti, la fine del 2025 ha visto una progressiva normalizzazione della domanda da parte degli importatori americani, che avevano incrementato la richiesta di merci padovane nei primi sei mesi per sfruttare il ritardo nell’entrata in vigore dei dazi imposti all’Unione Europea da Washington. Dall’altro, la crisi della manifattura tedesca ha ulteriormente rallentato gli scambi tra Padova e Berlino, uno dei partner più rilevanti per valore annuale esportato.
  • Anche se non si può escludere che ulteriori shock emergano nei prossimi mesi, la domanda di beni manifatturieri tra aprile e giugno ha evidenziato una generale normalizzazione, con un incremento annuale del 2,5% sul fronte interno e del 2,8% su quello estero.
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  • Guardando le aspettative degli imprenditori per i prossimi tre mesi, il giudizio rimane generalmente positivo, anche se con qualche perplessità sui flussi internazionali. Sia la produzione che il fatturato, infatti, dovrebbero conoscere un incremento dell’1,7%, mentre le commesse interne dell’1,2%. Quelle estere dovrebbero invece rimanere stabili (+0,2%).
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Il bilancio di metà anno fa quindi emergere l’immagine di un’industria padovana resiliente, forte del suo know how e di un solido portafoglio prodotti, che tuttavia si troverà a dover affrontare cambiamenti e riassetti degli equilibri internazionali anche per il prevedibile futuro.