VenetoCongiuntura: nel secondo trimestre 2026 manifattura in tenuta, ma il contesto internazionale resta denso di incognite

[online 06.08.2026] Tra aprile e giugno, la variazione congiunturale destagionalizzata della produzione industriale in Veneto ha registrato una crescita del +1,2%. La crescita si attesta sul +3,3% su base tendenziale, ma con forti disomogeneità tra le diverse filiere, in cui trainano i comparti ad alta intensità tecnologica mentre i settori tradizionali e ad alto valore aggiunto per la nostra regione sono stazionari. Il grado di utilizzo degli impianti si attesta circa a 72%, in recupero rispetto al primo trimestre dell’anno.

Gli ordinativi evidenziano una crescita sia sul mercato estero (+3,0%) sia su quello interno (+2,4%). Anche il fatturato è in aumento, registrando una crescita del +2,7% su base annua.

Le attese degli imprenditori per il periodo estivo, tra luglio e settembre, rimangono in linea con quelle del secondo trimestre 2025 riflettendo una sostanziale stabilità del clima di fiducia nel breve periodo.

Sono i risultati principali di VenetoCongiuntura, l’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera realizzata da Unioncamere del Veneto su un campione di circa 2.200 imprese con almeno 10 addetti, cui fa riferimento un’occupazione complessiva di oltre 99.000 addetti.

“Si tratta di un quadro di tenuta e buona capacità di adattamento al complesso scenario internazionale, segnato da continui conflitti politici, commerciali e militari – commenta il Presidente di Unioncamere del Veneto e della Camera di Commercio di Padova Antonio Santocono. “Ci sono alcuni indicatori positivi, come gli investimenti delle imprese in macchinari e tecnologie che continuano a crescere e l’automotive che è in forte ripresa grazie alla crescita delle immatricolazioni, in particolare di veicoli elettrici e ibridi. Quindi il bilancio di metà anno fa emergere l’immagine di un’industria veneta e padovana resiliente, che tuttavia anche nel prossimo futuro si troverà a dover affrontare cambiamenti e riassetti degli equilibri internazionali. La tenuta è un bene perché le nostre imprese, di fronte alle difficoltà, riescono a essere resilienti, ma mancano la crescita solida e quel passo di slancio duraturo”.